Supporto
Fasi del processo
Questa proposta progettuale intende mettere in connessione e infittire il tessuto relazionale tra le comunità di bambini e adolescenti del territorio di San Benedetto Val di Sambro, facendo leva sul loro senso di identità, sia individuale che comunitaria e collettiva, mediante un percorso partecipativo che faccia leva sulla loro creatività e immaginazione.
L’approccio metodologico prevede, attraverso attività laboratoriali di co-progettazione (ad es. con la metodologia Minecraft) e artigianali di auto-costruzione, l’attivazione, il coinvolgimento e l’inclusione di bambini e adolescenti locali, con un particolare focus su quelli di origine straniera, dando particolare enfasi al concetto di interculturalità.
La cornice che si intende adottare è quella dello spazio pubblico, nello specifico il parco di recente costruzione collocato all’interno del Residence Valsambro in zona Belvedere di San Benedetto Val di Sambro.
Questo progetto può ritenersi in linea con i recenti progetti di riqualificazione e rigenerazione del Residence Valsambro (come ad esempio il Cohousing Belvedere e i murales per la valorizzazione artistica finanziati dal bando regionale “AppenninOpenAir”).
Contesto e diagnosi
Il Residence Valsambro, situato a San Benedetto Val di Sambro (BO), è un complesso immobiliare degli anni '70 attualmente oggetto di un importante progetto di rigenerazione urbana. Composto da circa un centinaio di appartamenti, è soggetto a interventi di riqualificazione per alloggi ERS/ERP (edilizia residenziale sociale/pubblica) e presenta murales artistici nell'ambito del progetto "Ruralis".Caratteristiche Principali e ProgettiRiqualificazione: Il sito, in via Belvedere (o via Provinciale/Marconi), è stato oggetto di controlli (ordine e decoro) e ora di un piano di ristrutturazione finanziato con risorse PNRR per circa 1,5 milioni di euro.Destinazione d'Uso: Gli immobili sono destinati ad alloggi di edilizia residenziale, inclusi alloggi per l'emergenza abitativa e per la polizia di stato, con l'obiettivo di favorire la residenzialità nel territorio.Arte Urbana: Facciate del complesso ospitano murales realizzati da artisti come Kiki Skipi e Andrea Casciu, che celebrano il territorio e la montagna.Situazione Immobiliare: Alcune unità immobiliari sono soggette a vendite giudiziarie, con necessità di regolarizzazione delle difformità edilizie a carico dell'acquirente.Il Residence Valsambro è il fulcro di una trasformazione significativa nell'Appennino
Obiettivi
L'autocostruzione non è il fine, ma il mezzo. Gli obiettivi reali sono:
costruire senso di appartenenza e cura verso uno spazio condiviso
attivare relazioni tra fasce d'età e gruppi etnici diversi attraverso il fare insieme
restituire ai bambini e agli adolescenti un ruolo da protagonisti nel processo decisionale
produrre un arredo urbano che risponda effettivamente ai bisogni di chi lo abita, non a quelli immaginati dall'esterno
lasciare un capital sociale — competenze, legami, fiducia — che sopravviva alla fine del progetto
Questa fase prevede la caratterizzazione demografica e socio-culturale delle comunità che abitano e animano sia il Residence Belvedere che il territorio di San Benedetto Val di Sambro, necessaria non solo a mapparle ma anche a capirne i bisogni, in che modo si relazionano tra loro e che tipo di relazioni hanno con lo spazio pubblico, in particolare le aree verdi.
Le attività previste sono:
Analisi desk (composizione socio-demografica)
Attraverso l’analisi di dati, ricerche e percorsi pregressi, si ricostruirà l’assetto socio-demografico di questo territorio.
Outreach
Per avere una visione più puntuale e approfondita delle comunità e degli stakeholder principali dell’area di San Benedetto Val di Sambro e, più specificatamente, del residence Belvedere, si darà vita ad una fase di outreach, che consiste in un paio di sopralluoghi dell’area che serviranno a incontrare gruppi di interesse locali e singole persone (leader di comunità, frequentatori del luogo, abitanti, ecc.), nel loro ambiente e secondo i loro tempi, per discutere delle dinamiche e fragilità sociali che caratterizzano questo territorio e raccogliere input per contrastarle (conversazioni informali, poco strutturate, che possano portare ad un buon livello di comprensione di elementi virtuosi e critici del territorio).
Osservazione degli spazî fisici e delle pratiche di uso sociale dei luoghi
Durante le uscite di outreach una parte dell’attività verrà dedicata all’analisi delle relazioni tra persone e luoghi, in particolare il parco oggetto del percorso, come variano le forme d’uso dello spazio nel tempo, come vengono reinterpretati gli spazi funzionali, ecc. (da un punto di vista operativo si procederà o con la tecnica dello shadowing oppure mediante osservazione partecipante).
Colloqui informali con testimoni privilegiati
In questa fase di analisi verranno svolti dei colloqui informali per interrogare soggetti che sono conoscitori esperti delle dinamiche sociali, delle comunità che animano il territorio e i loro bisogni, in quanto hanno una visione diretta e profonda poiché ricoprono una posizione privilegiata di osservazione.
Esplorazioni con bambini e adolescenti
Si proseguirà poi con l'esplorazione del parco con i bambini (8-12 anni) e gli adolescenti (13-17), in sessioni separate e poi miste. Gli strumenti usati sono volutamente accessibili: mappe mentali, fotografie con smartphone, giochi di ruolo tipo "sei il sindaco per un giorno", interviste brevi ai nonni e ai genitori del quartiere. Un team di facilitatori — almeno uno del quartiere stesso — anima le sessioni. L'obiettivo non è raccogliere dati ma costruire fiducia e un primo linguaggio condiviso.
Si identificano i luoghi temuti, i luoghi amati e i luoghi vuoti del parco. Emerge quasi sempre che i bambini vogliono più ombra, superfici morbide, spazi per stare senza dover fare qualcosa; gli adolescenti vogliono posti dove sedersi in gruppo senza essere controllati, qualcosa che li faccia sentire i "progettisti", non i destinatari passivi.
Workshop di co-design veri, non decorativi. Un architetto o designer con esperienza partecipativa guida sessioni in cui i ragazzi imparano a tradurre i bisogni in spazio fisico: cosa vuol dire "ombra" in termini di struttura? Quanto spazio occupa un gruppo di 8 persone che vuole stare insieme? I ragazzi lavorano con materiali fisici (cartone, plastilina, schizzi) e con prototipi in scala. Le soluzioni emergono dal processo, non vengono proposte a priori. Il progettista ha un ruolo di facilitatore tecnico, non di autore.
Dall'ascolto emergono, tipicamente, elementi come:
una pergola con sedute modulari in legno massiccio, su cui i ragazzi vogliono poter incidere segni, nomi, disegni — trasformandola in una sorta di libro collettivo
una piazzola pavimentata con pattern disegnati dai bambini, realizzati con cubetti di porfido o lastre di cemento stampato autoprodotte
una parete di lavagna su struttura in acciaio per messaggi, disegni temporanei
elementi di gioco non convenzionali: tronchi a diverse altezze, cordami, pietre lavorate dai ragazzi stessi
orti sopraelevati in pallets riciclati, co-gestiti da famiglie e adolescenti
Il progetto finale viene esposto in una mostra pubblica nel quartiere e approvato in un'assemblea aperta.
Il cuore del progetto. Si lavora in cantieri aperti il sabato mattina e nel pomeriggio infrasettimanale, con gruppi misti per età. Un falegname e un geometra seguono la sicurezza e la qualità tecnica, ma i ragazzi fanno: misurano, carteggiano, avvitano, dipingono, piantano.
Alcune scelte progettuali specifiche facilitano l'autocostruzione anche da parte di non-esperti:
materiali semplici e reperibili: legno di castagno o larice (dura all'esterno, locale), corda nautical, bulloneria standardizzata
modularità: ogni elemento è fatto di moduli replicabili, così i ragazzi imparano un'unità costruttiva e la ripetono
errori previsti: il progetto lascia margini di imprecisione tollerabili, evitando elementi che richiedono precisione millimetrica
personalizzazione esplicita: alcune superfici sono destinate fin dal progetto a essere incise, dipinte, modificate — la "perfezione" non è il punto
Le famiglie vengono coinvolte anche in questo momento: alcune madri portano cibo, alcuni padri si fermano a dare una mano, qualcuno scopre di avere competenze (un residente ex falegname diventa figura di riferimento nel cantiere).
In questa fase finale del progetto si prevedono dei momenti di convivialità e aggregazione, come piccoli rinfreschi auto-organizzati con i cittadini e le cittadine partecipanti. Si tratta di iniziative che avranno diversi obiettivi, tra cui:
restituire alle comunità coinvolte e a quella più generale del comune di San Benedetto Val di Sambro il lavoro svolto
condividere attraverso questo momento di festa e di animazione territoriale l'impegno profuso e il senso di appartenenza al luogo
coinvolgere più stakeholder possibili nella tutela delle opere realizzate e, in generale, nella cura del parco del Belvedere.
Quest'ultimo, in particolare, risulta essere il momento più critico, spesso sottovalutato. Con tutte le comunità che hanno partecipato e quelle che andranno ad aggregarsi durnate lo svolgimento del progetto si andrà a definire un patto di cura dello spazio: piccoli turni di manutenzione, regole di utilizzo discusse e scritte in più lingue, un gruppo di "custodi del parco" tra gli adolescenti con ruolo simbolicamente riconosciuto. Si organizza una festa di inaugurazione pubblica — che non è la fine del progetto, ma il suo punto di rilancio.
Fase attiva:
Data di inizio / Data di fine
30 set 2026 / 31 dic 2026
Questo processo appartiene a
Il Parco che vogliamo
Percorso partecipativo di co-progettazione e lavoro manuale di auto-costruzione del parco “Belvedere”
Informati e partecipa
🌍 San Benedetto Val di Sambro (BO)
Cosa renderebbe il parco sotto casa un posto dove vuoi davvero stare?
Nel comparto Belvedere, lungo la SP60 vicino al Residence Valsambro, sta per nascere un nuovo parco pubblico, dentro un più ampio progetto di rigenerazione urbana finanziato dal PINQuA. “Il Parco che vogliamo” chiede soprattutto a bambini e adolescenti — molti con background migratorio — di disegnarlo insieme: prima virtualmente su Minecraft, poi con le proprie mani, tagliando, carteggiando e montando gli arredi che loro stessi hanno progettato. Un percorso pensato per lasciare non solo panchine e pergole, ma un pezzo di comunità che si prende cura del proprio spazio pubblico.
Partecipa alle attività nel quartiere, prova a progettare il parco su Minecraft, vieni al cantiere di autocostruzione: il Belvedere lo costruiamo insieme, letteralmente.
ꕥ Su cosa lavoriamo insieme
Il Residence Valsambro è un complesso di circa cento appartamenti degli anni '70, lungo la SP60 in prossimità dell'ingresso al capoluogo. Negli anni ha vissuto condizioni di fragilità sociale e abitativa, con ripetuti interventi di presidio da parte delle forze dell'ordine. Il Comune ha avviato un programma di rigenerazione urbana da 1,4 milioni di euro, finanziato dal PINQuA: acquisizione di 22 unità abitative per edilizia sociale, ridisegno di accessi e percorsi pedonali, nuova illuminazione pubblica, e la trasformazione dell'area dell'ex piscina in una piazza di quartiere. Ad affiancare questi lavori c'è già il progetto di arte urbana “Ruralis”, con i murales di Kiki Skipi e Andrea Casciu sulle facciate del complesso.
Questo percorso partecipativo si inserisce in questo disegno più ampio, concentrandosi su un pezzo specifico: il futuro Parco pubblico “Belvedere”. L'obiettivo è che diventi un presidio di socialità quotidiana, non solo uno spazio riqualificato — e che il processo stesso, fatto insieme agli abitanti, rafforzi il senso di appartenenza al quartiere.
Il cuore del percorso è l'autocostruzione: bambini e adolescenti non si limitano a scegliere tra opzioni proposte, ma progettano e costruiscono materialmente elementi di arredo per il parco — pergole modulari, piastrelle geometriche, elementi di gioco non convenzionali, orti rialzati in pallet — con materiali riciclati o di filiera locale. Un modo concreto per sviluppare cura dello spazio pubblico, relazioni tra generazioni e gruppi diversi, e protagonismo reale nei processi decisionali.
Il percorso non è propedeutico a opere già pianificate nel dettaglio: gli esiti del Documento di Proposta Partecipata orienteranno direttamente l'allestimento e l'uso del futuro parco, aggiornando il DUP comunale e portando alla firma di un Patto di Cura dello spazio.
ꕥ Le attività previste
Il percorso dura sei mesi e si sviluppa in quattro fasi, condotte con il supporto metodologico di Bitmup.
Fase 1 – Conoscitiva (mesi 1-2)
Si raccolgono bisogni, desideri, criticità e risorse legate al comparto Belvedere, con un focus specifico sui bisogni di aggregazione degli adolescenti. Interviste interne agli uffici comunali e ai servizi territoriali, incontri con corpi intermedi — Parrocchia (Area Carità), Associazione Sportiva San Benedetto Val di Sambro — e attività informali con leader di comunità e abitanti. Ne esce un report di ascolto territoriale e i primi indirizzi progettuali condivisi.
Fase 2 – Outreach, ingaggio e animazione territoriale (mesi 2-3)
Il momento in cui si attiva direttamente la comunità, con particolare attenzione agli adolescenti, spesso i meno coinvolti nei processi partecipativi tradizionali. Azioni informali negli spazi che i giovani già frequentano — a partire dallo sport, molto amato nel comparto — attività di animazione nel quartiere e micro-eventi relazionali per favorire un coinvolgimento spontaneo.
Fase 3 – Co-design e laboratorio di autocostruzione (mesi 3-5)
Il cuore del progetto: un laboratorio di co-progettazione che passa prima dal digitale, poi dalla manualità. L'area del parco viene ricreata in scala su un server di Minecraft protetto e condiviso: bambini (8-12 anni) e adolescenti (13-17 anni), guidati da un designer/architetto facilitatore, progettano insieme la disposizione degli arredi e ne testano subito l'impatto — ombreggiatura, ingombri, modularità — prima di presentare il progetto all'assemblea di quartiere. Le proporzioni definite su Minecraft diventano poi le misure reali che i ragazzi tagliano, carteggiano e montano nei cantieri di autocostruzione, insieme a un falegname e a un geometra.
Fase 4 – Restituzione pubblica e festa di quartiere (mese 6)
Il percorso si chiude con una festa di quartiere nel Parco Belvedere: inaugurazione simbolica delle opere realizzate, condivisione degli esiti del processo e attivazione di nuove relazioni tra i partecipanti.
ꕥ Chi può partecipare
Il percorso è aperto a tutti, e in particolare a:
i bambini (8-12 anni) e gli adolescenti (13-17 anni) del Residence Valsambro e del comparto Belvedere, protagonisti principali del percorso;
i minori con background migratorio, con un'attenzione specifica alla loro inclusione linguistica e culturale;
le famiglie, coinvolte anche attraverso interviste informali con genitori e nonni del quartiere;
le persone fragili o a rischio di isolamento;
le realtà educative, le associazioni sportive e i servizi sociali che già lavorano a contatto con giovani e famiglie del comparto.
Il coinvolgimento segue una logica “a cerchi concentrici”: si parte dall'ascolto interno agli uffici comunali, poi si allarga ai soggetti che già lavorano con adolescenti e giovani, e infine alla comunità più ampia. Tutte le attività sono gratuite, accessibili fisicamente e organizzate con orari compatibili con target diversi. Il percorso resta aperto a nuovi gruppi informali e realtà associative che emergono strada facendo.
ꕥ Il coinvolgimento del territorio
Il percorso è sostenuto da un Accordo preliminare con quattro partner: la Parrocchia - Area Carità, l'ASD San Benedetto Val di Sambro, l'Istituto Comprensivo Castiglione-Camugnano-San Benedetto e Bitmup – Rigenerazione e Innovazione Sociale, che ha anche un ruolo di partner metodologico e operativo, curando progettazione, facilitazione dei laboratori, animazione territoriale e redazione del Documento di Proposta Partecipata.
Il Tavolo di Negoziazione, costituito all'avvio del percorso, è lo spazio stabile di dialogo tra Amministrazione, soggetto promotore e stakeholder del territorio. Accompagna e monitora lo sviluppo del percorso, garantisce il coinvolgimento equilibrato dei diversi soggetti, facilita il confronto tra bisogni e priorità emerse, contribuisce a definire gli indirizzi progettuali e media eventuali conflitti o criticità.
L'approccio alla gestione delle divergenze parte da un principio esplicito di Bitmup: il conflitto non è un problema da evitare, ma una tensione tra bisogni diversi da accogliere e rendere produttiva. Il percorso è accompagnato da facilitatori esperti in mediazione interculturale, con tecniche di design thinking, uso delle personas e progettazione empatica, per spingere i partecipanti a ragionare anche a partire da bisogni diversi dai propri. Il Tavolo di Negoziazione svolge una funzione di accompagnamento e composizione, supportando la lettura delle divergenze emerse e contribuendo alla definizione delle linee guida finali.
ꕥ Le tappe
Mesi 1-2 – ascolto territoriale, interviste a uffici comunali e corpi intermedi, primi indirizzi progettuali condivisi.
Mesi 2-3 – attività di outreach e animazione nel comparto Belvedere, attivazione di gruppi informali di adolescenti.
Mesi 3-5 – co-progettazione su Minecraft e laboratorio di autocostruzione fisica degli arredi.
Mese 6 – restituzione pubblica e festa di quartiere nel Parco Belvedere.
Il progetto si svolge nei tempi previsti dal Bando regionale Linea A: avvio entro il 30 settembre 2026, conclusione entro il 30 maggio 2027.
ꕥ Cosa resterà del percorso
L'obiettivo è lasciare qualcosa che duri ben oltre la festa di inaugurazione:
un Documento di Proposta Partecipata, recepito con delibera di Giunta, che orienta l'allestimento e l'uso del futuro parco;
arredi e installazioni autocostruiti dai ragazzi stessi — pergole, piastrelle, elementi di gioco, orti rialzati — pensati e realizzati da chi userà davvero il parco;
un Patto di Cura, scritto e tradotto in più lingue dagli stessi adolescenti con l'aiuto di strumenti digitali, che definisce le regole di utilizzo e responsabilizza i “custodi del parco”;
un capitale sociale fatto di competenze concrete, relazioni intergenerazionali e interculturali, e maggiore fiducia tra abitanti e Amministrazione.
Il Comune si è impegnato formalmente a sospendere ogni atto che anticipi gli esiti del percorso e a rendere pubbliche le motivazioni delle proprie decisioni, e ha aderito alla campagna di monitoraggio regionale.
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