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Nel contesto delle politiche europee e regionali di rinaturalizzazione dei corsi d’acqua, risulta necessario distinguere tra differenti assetti morfologici e funzionali dei sistemi fluviali. In particolare, si individuano :
Nel primo caso, generalmente localizzato nei tratti di monte o in aree a bassa pressione insediativa, i fenomeni di esondazione risultano compatibili con il contesto territoriale e possono contribuire al mantenimento degli equilibri ecosistemici. Tali ambiti risultano idonei a interventi di riqualificazione ambientale e incremento della biodiversità. Nel secondo caso, rappresentato dal medio-basso corso del fiume Secchia, le condizioni morfologiche ed evolutive del sistema fluviale richiedono a mio parere una gestione orientata prioritariamente alla sicurezza idraulica. Tra i principali fattori di criticità si evidenziano: restringimento progressivo dell’alveo attivo, incremento della copertura vegetale in alveo e sulle sponde, nonché configurazione pensile del corso d’acqua rispetto al piano campagna. Tali condizioni determinano una riduzione della capacità di deflusso e se sommate alla trascuratezza della gestione delle tane degli animali fossori possono innalzare il livello di rischio provocando fattori indesiderati e difficilmente gestibili durante gli eventi di piena. Ne consegue la necessità di interventi strutturali e manutentivi continui, tra cui: adeguamento e consolidamento delle opere arginali, gestione della vegetazione ripariale e rimozione di materiale flottante, oltre al controllo della fauna presente al fine di garantire condizioni idrauliche compatibili con i livelli di sicurezza richiesti. L’evento alluvionale del 19 gennaio 2014 ha evidenziato la vulnerabilità del sistema, a seguito del cedimento di un tratto arginale, con conseguenti rilevanti impatti socioeconomici sui territori interessati. Tali eventi hanno determinato un incremento della percezione del rischio nelle comunità locali e la necessità di rafforzare le attività di prevenzione. A tal fine, è stato implementato un sistema integrato di monitoraggio, basato sulla collaborazione tra enti regionali, autorità idrauliche, amministrazioni locali, volontariato di Protezione Civile e operatori faunistici. Le attività comprendono la ricognizione periodica dello stato degli argini e l’individuazione delle principali criticità, tra cui fessurazioni, frane, e la presenza di fauna fossoria (es. nutrie, volpi, tassi, istrici) comprese le tane, responsabili di fenomeni di indebolimento strutturale delle opere. Le informazioni raccolte mediante schede di rilievo standardizzate consentono la programmazione degli interventi di manutenzione, quali ripristino di dissesti, chiusura di cavità e gestione della vegetazione. Tali attività risultano fondamentali per il mantenimento della sicurezza ed efficienza idraulica del sistema. L’esperienza operativa evidenzia come la prevenzione, basata su un presidio costante e coordinato del territorio, rappresenti lo strumento più efficace per la mitigazione del rischio idraulico. In tale ottica, il mantenimento dell’attuale assetto organizzativo e operativo a mio parere risulta prioritario e la sua applicazione non deve essere compromessa da nuove limitazioni imposte da tutela paesaggistica.
Pur in presenza di valori ambientali significativi, i tratti fluviali arginati devono essere gestiti in funzione della loro primaria finalità di contenimento e regolazione delle portate, al fine di garantire la sicurezza delle popolazioni e delle attività economiche limitrofe. La gestione delle interferenze, sia naturali (vegetazione, fauna) sia antropiche, costituisce un elemento essenziale per il corretto funzionamento del sistema. Le recenti criticità registrate in ambito regionale confermano, inoltre, la necessità di un rafforzamento delle politiche di prevenzione, anche alla luce delle limitate risorse disponibili per la gestione delle fasi post vento.
In conclusione, ritengo prioritaria l’opportunità di proseguire le attività di monitoraggio e manutenzione lungo l’intero corso del fiume Secchia come anche la gestione degli animali fossori, senza le limitazioni che la salvaguardia di un paesaggio naturalistico richiede, integrandole eventualmente con interventi finalizzati al miglioramento della qualità delle acque, in un quadro di equilibrio tra sicurezza idraulica e tutela ambientale.
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