Dalla sicurezza idraulica alla tutela ambientale
Francesca Lugli è dirigente dell'ufficio territoriale di Modena dell'Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile.
Nella sua testimonianza ci spiega come viene gestito il fiume Secchia, quali sono le regole che ne governano la manutenzione e come si cerca di conciliare la sicurezza delle persone con la tutela della natura. Illustra le misure adottate per la mitigazione delle piene, la regolamentazione della gestione dei sedimenti e l'istituzione di norme a salvaguardia della fauna, della fruibilità delle golene e della sicurezza delle attività agricole in tali aree.
1. Chi governa il fiume
L'Agenzia regionale, i confini di competenza e la collaborazione con AIPO
Per comprendere gli interventi sul fiume, è necessario prima capire chi ha la responsabilità di agire. Francesca Lugli dirige l'ufficio modenese dell’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile, istituita nel 2015, che ha ereditato compiti precedentemente affidati alle Province e ai servizi tecnici di bacino. Questa Agenzia ha un doppio mandato fondamentale:
- protezione civile: si occupa della preparazione e della gestione delle emergenze per qualsiasi tipo di rischio.
- autorità idraulica: progetta ed esegue materialmente gli interventi di messa in sicurezza dei corsi d'acqua e di gestione del dissesto idrogeologico.
Il fiume Secchia non è gestito da un unico ente per tutta la sua lunghezza:
- il tratto a monte: l'Agenzia regionale gestisce tutto il bacino montano e pedecollinare; questo include il tratto che attraversa i comuni di Sassuolo e Formigine fino ad arrivare a Modena, arrestandosi poco prima dell'ingresso nelle casse di espansione;
- il tratto a valle: dalla zona di Magreta/Rubiera in poi, la competenza passa ad AIPO (Agenzia Interregionale per il fiume Po).
Nonostante la divisione amministrativa, la collaborazione è strettissima e sinergica perché, come ricorda la Dirigente, "gestiamo la medesima acqua" che transita dai monti fino al Po.
2. Le regole del gioco: pianificazione e vincoli
Gli strumenti che decidono il destino del territorio
Le decisioni su come intervenire non sono lasciate all'arbitrio dei singoli tecnici, ma derivano da rigorosi strumenti di programmazione sovraordinati che tutti - enti pubblici e cittadini - devono conoscere e rispettare. I due pilastri fondamentali sono:
A. Il PAI (Piano per l'Assetto Idrogeologico). Definito come lo strumento "principe", è redatto dall'Autorità di Distretto che governa l'intero bacino padano.
- A cosa serve: il PAI definisce le linee di intervento idraulico e, aspetto cruciale per i cittadini, perimetra le aree attorno al fiume.
- L'impatto sui cittadini: il PAI stabilisce quali sono gli usi consentiti del territorio, limitando le trasformazioni urbanistiche e infrastrutturali per non alterare l'assetto idraulico.
B. Il PGRA (Piano di Gestione Rischio Alluvione) Derivante da una direttiva europea del 2009, questo piano mappa le criticità e le aree a rischio alluvione.
- La situazione del Secchia: sono state mappate aree a rischio significativo sia a livello regionale (fino alle casse di espansione) sia a livello distrettuale (tutta l'asta del fiume).
- L'obiettivo: definire misure per mitigare i danni e ridurre la pericolosità.
Esistono inoltre il PTPR (Piano Territoriale Paesaggistico Regionale) e il PTCP (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale) quali altri strumenti di governo del territorio.
E’ inoltre previsto un Piano di gestione dei sedimenti, per avere uno strumento di riferimento specifico sulla gestione dei depositi.
3. Una nuova filosofia di intervento
La sinergia tra sicurezza, ecologia e fruibilità
Un concetto chiave espresso da Francesca Lugli è il superamento della vecchia mentalità: "Siamo ormai lontani dalla logica che solo la sicurezza idraulica è prioritaria e tutto il resto non esiste". Oggi l'obiettivo è trovare una sinergia tra diverse esigenze che devono coesistere senza che una prevalga schiacciando le altre.
Le funzioni da garantire contemporaneamente sono:
- Funzione idraulica. L'acqua deve essere portata via dall'Appennino al Po senza causare danni ai territori urbanizzati.
- Tutela ecologica e paesaggistica. Gli interventi devono rispettare la flora e la fauna. Le norme attuali impongono vincoli precisi:
- nidificazione: il taglio della vegetazione è vietato in certi periodi per proteggere i nidi degli uccelli;
- fauna ittica: quando l'Agenzia deve entrare in alveo con ruspe e camion per consolidare le opere, deve seguire protocolli per la cattura e la traslocazione (spostamento) dei pesci per salvarli.
- Fruibilità. Il fiume è un luogo vissuto. Il PGRA spinge a realizzare interventi che migliorino la godibilità del fiume (es. connettere le aree golenali, proteggere le ciclabili), garantendo però che la fruizione avvenga in sicurezza.
4. Gli interventi nel tratto Sassuolo-Modena
Traverse, erosione e la strategia del "rallentamento"
Il tratto gestito dall'Agenzia tra Sassuolo e Modena presenta caratteristiche specifiche: è un'area ormai quasi pianeggiante, dove il fiume scorre formando meandri (curve). Qui l'azione tecnica si concentra su due fronti:
1. La manutenzione delle briglie e delle traverse. A Villalunga, Veggia e San Michele dei Mucchietti esistono delle grandi opere trasversali (briglie o traverse).
- Perché sono fondamentali. Queste opere mantengono stabile il "profilo di fondo" del fiume. Senza di esse, l'acqua scaverebbe il letto (erosione), abbassando le sponde e mettendo a rischio le fondazioni di ponti e infrastrutture.
- L'intervento. L'Agenzia lavora costantemente per consolidare e preservare queste opere esistenti.
2. Il Riassetto morfologico (laminazione). In ottemperanza a una variante del PAI del 2022, in questo tratto si cerca di favorire la laminazione delle piene.
- Cosa significa. L'obiettivo è rallentare l'acqua e ridurre i picchi di piena prima che arrivino alle casse di espansione.
- Come si fa. Bisogna "accompagnare" l'acqua, intervenendo sulla vegetazione e sui depositi nell'alveo per evitare che la corrente arrivi in modo irruento. Se non governata, l'acqua potrebbe scavare canali imprevisti, erodere intere porzioni di terrazzi fluviali o distruggere le piste ciclabili.
- L'impatto. Questo richiede di entrare nel corso d'acqua e modificare parzialmente la vegetazione esistente, un compromesso necessario per ottenere un assetto più sicuro e dolce.
5. La gestione dei sedimenti (ghiaia)
Cosa è cambiato dagli anni Settanta a oggi
Sulla questione degli scavi nel fiume, Francesca Lugli è categorica nel voler fare chiarezza e sfatare vecchi miti.
- Il passato. Negli anni Settanta e successivi, il Secchia (come il Panaro e il Tiepido) ha subito escavazioni massicce per fornire ghiaia per la costruzione di strade e infrastrutture. Questo ha modificato profondamente il fiume.
- Il presente. Oggi, in Emilia-Romagna, è vietato scavare nei fiumi per estrarre inerti a scopi commerciali.
- Le eccezioni di sicurezza. Nessun privato può portare via ghiaia. Solo l'Autorità Idraulica (Agenzia o AIPO) può movimentare i sedimenti. Sono permesse solo minime asportazioni strettamente legate alla sicurezza idraulica, ad esempio per rimuovere depositi eccessivi accumulati dopo una piena che ostruiscono il deflusso.
6. Agricoltura e manutenzione del territorio
Le aree golenali come risorsa contro l'abbandono
Molte aree vicine al fiume (golenali) appartengono al demanio pubblico dello Stato e vengono date in concessione.
- Compatibilità. Le attività agricole in queste zone sono, secondo l'Agenzia, assolutamente compatibili con la sicurezza idraulica.
- Il valore della manutenzione. L'agricoltura garantisce un presidio costante.
- Il rischio dell'abbandono. Eventi recenti hanno insegnato che la manutenzione periodica è fondamentale. Se le aree vengono abbandonate in nome di una tutela integrale che vieta tutto, si rischia di perdere la funzionalità idraulica e rendere il territorio più fragile. L'obiettivo finale è quindi un equilibrio: un fiume tutelato ecologicamente, ma anche mantenuto e gestito ("governato") per garantire la sicurezza di tutti.
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