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Alla scoperta della complessità del fiume Secchia attraverso lo sguardo di Enrico Cocchi e Costanza Pratesi del FAI
Enrico Cocchi (Delegato FAI Emilia-Romagna) e Costanza Pratesi (Responsabile Ufficio Ambiente e Paesaggio del FAI) esplorano la complessità del fiume Secchia non solo come corso d’acqua, ma come sistema culturale, storico e ambientale, offrendo una chiave di lettura per comprendere perché la sua tutela riguarda la qualità della vita di tutti noi. Nel loro racconto il Secchia emerge come un patrimonio vivente: un paesaggio costruito nei secoli da bonifiche, argini e casse di espansione che, oltre a gestire le piene, sono diventate oasi di biodiversità. Il fiume è oggi un asse storico e culturale, con interessanti opportunità per greenway, ciclabili e per il turismo lento.
Dalle bonifiche etrusche agli argini panoramici
Spesso si tende a considerare la Bassa Pianura come un paesaggio monotono, ma in realtà ci troviamo di fronte a un territorio estremamente affascinante proprio perché "artificiale", frutto di secoli di ingegno umano. Enrico Cocchi ci spiega che quello che vediamo è l'esito di una lunga storia di bonifiche: iniziate in epoca etrusca e romana, proseguite nel Medioevo sfruttando la gravità per il deflusso delle acque, e potenziate nell'ultimo secolo grazie alla macchina a vapore, che ha permesso non solo di scolare l'acqua, ma di decidere esattamente dove mandarla.
In questo contesto, il fiume è diventato una vera e propria "macchina idraulica" necessaria alla sicurezza. Per prevenire le inondazioni, gli argini sono stati progressivamente innalzati e rinforzati, arrivando talvolta a distaccare visivamente il fiume dalla campagna. Tuttavia, questi argini, che possono raggiungere altezze tra i 3 e i 10 metri, si sono trasformati in punti panoramici privilegiati: costituiscono le massime elevazioni del territorio da cui è possibile osservare il paesaggio circostante.
Il fiume cambia volto lungo il suo percorso: a monte della Via Emilia appare ancora incassato e naturale, mentre a valle diventa sempre più artificiale, caratterizzato da vasche di accumulo e casse di espansione. Queste ultime, pur essendo opere ingegneristiche nate per gestire le piene (funzionando pochi giorni all'anno), sono diventate oasi di biodiversità vegetale e animale straordinarie per tutto il resto del tempo.
Quando le chiese guardavano l'acqua: riti e insediamenti
Storicamente, il fiume non era una barriera, ma l'arteria principale che connetteva le comunità. I centri abitati, le ville storiche e i luoghi di culto si sono sviluppati lungo il corso d'acqua, orientandosi verso di esso. Cocchi sottolinea un dettaglio affascinante: molto spesso le chiese dei paesi della Bassa non guardano verso la strada principale, ma guardano il fiume o l'argine. Questo accadeva perché le processioni religiose salivano sugli argini per benedire le acque, un rito quasi pagano per allontanare il pericolo delle inondazioni, come ricordano le scene dei film di "Don Camillo" a Brescello.
Anche se oggi, a differenza di città come Parigi o Roma, non abbiamo grandi palazzi affacciati direttamente sull'acqua, ma edifici a "piè d'argine" con la visuale talvolta bloccata dal rilevato stesso, è fondamentale recuperare questa memoria storica per capire l'assetto del nostro territorio. Il fiume è stato la ragione per cui le nostre comunità sono nate in certi luoghi e riconnettersi con questa storia non serve solo a celebrarla, ma a capire l'identità profonda dei luoghi in cui viviamo.
Muoversi in sicurezza tra natura e cultura
Se un tempo gli argini ospitavano le strade carrabili, oggi il fiume è tornato a essere un corridoio di connessione grazie alla mobilità dolce. La sommità degli argini ospita grandi direttrici ciclabili e pedonali, come la ciclovia VENTO (che collega Torino a Venezia lungo il Po) e i percorsi lungo il Secchia, che si interconnettono con la ciclabile sulla vecchia ferrovia Verona-Bologna.
Questi percorsi offrono un'esperienza unica: permettono di muoversi al riparo dal traffico e dall'inquinamento, godendo di una visuale rialzata sul paesaggio. Non si tratta solo di svago domenicale; è un sistema che collega i residenti ai paesi vicini (come Mirandola, Carpi, Concordia) e che attira un turismo "lento" interessato ai Cammini (come la Via Romea o la Francigena). Le comunità locali possono trarre vantaggio da questo flusso offrendo servizi di ristoro, assistenza meccanica e accoglienza, creando una rete di ospitalità diffusa che valorizza i piccoli centri.
Dall'ombra dei filari alla biodiversità dei "ritagli"
In un territorio a forte vocazione agricola industriale, la natura e la produzione non devono essere in conflitto. Cocchi evidenzia come elementi apparentemente decorativi abbiano una funzione pratica cruciale: i filari alberati lungo i canali di bonifica, ad esempio, servono a fare ombra all'acqua, riducendo l'evapotraspirazione. Questo è vitale oggi, poiché l'acqua non serve solo a essere scolata via, ma è una risorsa preziosa per l'irrigazione, specialmente per consentire doppi raccolti (come il granturco che cresce in 50-60 giorni dopo il grano) in una zona ricca di stalle e allevamenti.
Inoltre, il concetto di "natura" non deve rimandare per forza a foreste immense come l'Amazzonia. Anche piccoli spazi "marginali", come le siepi tra un campo e l'altro o le aree golenali lasciate a vegetazione spontanea perché difficili da coltivare con i mezzi meccanici, sono fondamentali. Questi "ritagli" diventano corridoi ecologici e rifugi per la biodiversità e gli uccelli migratori, arricchendo il paesaggio senza ostacolare l'agricoltura.
Il "sano egoismo" dei residenti come motore di qualità
Il cuore del messaggio di Costanza Pratesi ed Enrico Cocchi è che la valorizzazione del territorio non deve essere fatta per i turisti, ma innanzitutto per la qualità della vita dei residenti. Un paesaggio protetto ha successo solo se la comunità locale lo sente "proprio", se lo vive quotidianamente per una passeggiata o una corsa.
La testimonianza parla di un "sano egoismo": se i residenti curano il territorio per il proprio benessere, rendendolo pulito, accessibile e dotato di servizi, allora quel territorio diventerà naturalmente attraente anche per chi viene da fuori. Non servono grandi monumenti come il Colosseo per attirare visitatori; serve un ambiente di qualità, curato e vissuto con orgoglio da chi lo abita. La tutela, quindi, non è un vincolo imposto dall'alto, ma un'opportunità per vivere meglio.
Oltre la "cartolina": un paesaggio per il futuro
Costanza Pratesi ci ricorda che il paesaggio non è un'immagine statica o una cartolina dal passato, ma un'entità viva che deve portarci nella contemporaneità. Riconoscere il valore del capitale naturale (la qualità dell'acqua, il verde, la biodiversità) è essenziale per adattarsi alle sfide del cambiamento climatico. Capire che la salute del fiume è legata alla nostra salute è il primo passo per una vera protezione.
Infine, c'è un aspetto politico-amministrativo. Dopo una fase di rallentamento dovuta anche al Covid, è fondamentale che le amministrazioni locali riprendano il dialogo con continuità. Non si tratta di inventare nuovi perimetri o vincoli burocratici, ma di costruire una "consapevolezza condivisa" tra i vari comuni. L'obiettivo è superare la frammentazione e gestire il fiume come un sistema unico che connette territori diversi, offrendo una ricchezza comune a tutti i cittadini che vivono lungo le sue sponde.
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