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Massimo Silvestri e Paolo Vincenzi (Comitato Secchia) - La posizione degli agricoltori del Comitato Secchia

Avatar Giulia Bertone
28/12/2025 09:29   0 Sostegni

Il Comitato è nato nel 2019 a seguito della Proposta di istituzione di Paesaggio naturale e seminaturale protetto del fiume Secchia.

Paolo Vincenzi e Massimo Silvestri sono agricoltori e rappresentanti del Comitato Secchia. Secondo il loro punto di vista, il progetto di Paesaggio protetto, pur fondato sull’obiettivo di garantire una migliore sicurezza idraulica, rappresenta un rischio per le attività agricole nell’area del Secchia e, di conseguenza, per la sicurezza territoriale dell'area modenese e reggiana. La loro posizione pone l'accento sulla necessità di tutelare l'agricoltore, definito la "sentinella del territorio”.


1. Il Comitato Secchia e la genesi della contestazione

La nascita del Comitato Secchia risale al 2019 ed è strettamente legata alla proposta di istituire il paesaggio naturale seminaturale del Secchia. L'analisi dell'atto istitutivo di tale proposta ha portato i membri del Comitato a concludere che il progetto è "totalmente negativo" sia per le loro attività economiche sia per la sicurezza idraulica del territorio. Nella loro visione, il concetto di "paesaggio naturale" formulato nella proposta istitutiva, aveva come pilastro fondamentale il discorso della sicurezza idraulica. Tuttavia, il Comitato ritiene che l'istituzione di tale paesaggio non garantisca affatto questa sicurezza, anzi, la comprometta indirettamente.

2. L'abbandono agricolo: un rischio da evitare

La preoccupazione principale del Comitato Secchia riguarda l'impatto che l'istituzione di un paesaggio protetto avrebbe sull'agricoltura locale: secondo il Comitato, l'istituzione del Paesaggio implicherebbe l'imposizione di numerosi vincoli che aggraverebbero le problematiche già esistenti per l'attività agricola, già in situazione critica a causa della compressione dei redditi.

Le preoccupazioni espresse riguardano:

  • limitazioni sui trattamenti fitosanitari per colture fondamentali come frutta e uva da vino;
  • problematiche relative all'uso di mezzi a motore e alla circolazione all'interno dei poderi;
  • limitazioni connesse agli sfalci;
  • difficoltà nella gestione della fauna nociva, inclusa la necessità di coordinare coadiutori per i piani di controllo di animali fossori che danneggiano le colture.

Secondo i rappresentanti del Comitato, l'introduzione del paesaggio protetto sarebbe il "colpo di grazia" per moltissime aziende, spingendole alla chiusura. L'abbandono delle attività agricole causerebbe una perdita di valore fondiario (patrimoniale) oltre che di reddito. Un terreno che non genera più reddito e risulta invendibile viene inevitabilmente abbandonato, portando a una situazione di spopolamento e rinaturalizzazione, il cui prezzo è pagato dalle famiglie e dalla comunità. 

4. Gli agricoltori come “sentinelle del territorio”

Secondo il Comitato, l'agricoltore dovrebbe essere invece valorizzato nel suo ruolo di "sentinella del territorio". La sua presenza è cruciale non solo per la produzione ma anche per la vigilanza e la tutela del territorio. Se viene a mancare la presenza dell'uomo, viene meno anche la sicurezza idraulica e territoriale, un problema che si estende anche agli ambiti urbani ad alta concentrazione di persone e attività.

Per poter svolgere il loro ruolo di sentinella e tutelare l'ecosistema in modo efficace, l'agricoltore deve essere messo in condizione di operare, ricevendo gli strumenti necessari per rimanere sul territorio.

5. La gestione della fauna selvatica

Un altro elemento centrale riguarda la gestione della fauna. Il Comitato evidenzia che il mantenimento e la regimazione della natura richiedono un contatto quotidiano, inclusa la gestione degli scoli e delle potature, ma soprattutto il controllo della fauna. La fauna selvatica, se non controllata e mantenuta in montagna dalla sorveglianza umana, è stata causa di collassi arginali nelle ultime alluvioni del Secchia e del Panaro. Si fa riferimento a cinghiali, lupi, volpi e animali fossori come tassi e istrici (alcuni protetti), che necessitano di rimanere confinati per evitare danni.

6. La sicurezza idraulica: vincoli e dissesto idrogeologico

Il Comitato ritiene che, sebbene l'istituzione del Paesaggio naturale abbia tra gli obiettivi la sicurezza idraulica e il contrasto al dissesto idrogeologico, essa aggravi la situazione. Le recenti alluvioni, come quelle del 2014 per il Secchia, del 2020 per il Panaro, e quelle più recenti in Romagna, non sono dovute solo al cambiamento climatico, ma a una "concausa di fattori" per i quali dovrebbero essere prioritarie soluzioni concrete.

Secondo il punto di vista del Comitato, l'istituzione di un'area protetta porrebbe ulteriori vincoli che ostacolano l'operato degli enti (Apo e Regione) preposti al contrasto del dissesto idrogeologico. Il Comitato sottolinea che le aree a valle della Via Emilia sono le più colpite dalle ondate di piena. Il problema della sicurezza è di primaria importanza per gli agricoltori, in quanto riguarda le loro vite, famiglie e proprietà.

Il conflitto tra l'istituzione di un Paesaggio protetto e la sicurezza idraulica riflette un equilibrio delicato tra la conservazione della natura e la necessità di gestione attiva del territorio. Gli intervistati evidenziano che l'aggiunta di vincoli normativi, in un contesto già critico di dissesto idrogeologico e crisi agricola, rischia di essere controproducente. È come tentare di proteggere una diga vietando al tempo stesso agli ingegneri di effettuare la manutenzione necessaria; il vincolo non protegge, ma espone la struttura (il territorio) a un rischio maggiore di collasso.

7. Considerazioni sulla zona montana

In merito alla proposta di Paesaggio naturale, i referenti del Comitato Secchia offre una visione più specifica riguardo alla zona montana. A loro avviso, la zona montana (che comprende le due province di Modena e Reggio) potrebbe essere l'unica area adatta a ricadere all'interno di questo processo di istituzione del Paesaggio naturale.

Tuttavia, anche in montagna, qualsiasi tentativo di "tutelare di più la natura" deve necessariamente andare di pari passo con la tutela di chi vive quotidianamente a contatto con essa e la gestisce attivamente. Questo include coloro che si occupano di regimare la natura, mantenere gli scoli e le potature, e soprattutto mantenere la "fauna buona" rispetto alla "fauna nociva”. La teoria della tutela deve essere accompagnata dalla pratica, fornendo strumenti concreti agli agricoltori.

La sicurezza idraulica del fiume, specialmente nelle aree a valle, è strettamente legata alla capacità di gestire la montagna e di controllare l'azione della fauna, come dimostrato da diversi studi sui crolli arginali.

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