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Un viaggio attraverso l'esperienza di Paolo Zoboli e dell'azienda agricola La Razza
Paolo Zoboli è titolare, insieme alla sua famiglia, dell'azienda agricola e agrituristica “La Razza", una realtà storica di 150 ettari situata nel comune di Reggio Emilia. Rappresentando la quinta generazione di agricoltori nella sua famiglia, Paolo Zoboli in questa testimonianza ci offre uno sguardo privilegiato su come l'agricoltura possa evolversi a ridosso di una città, bilanciando e trovando un equilibrio sostenibile tre le necessità della produzione, il rispetto per l'ambiente e le nuove esigenze dei cittadini.
Dalla quantità alla multifunzionalità
La storia dell'azienda La Razza è emblematica di come il mondo agricolo sia cambiato nell'ultimo secolo. Nata agli inizi del 1900 e focalizzata sulla zootecnia tradizionale, verso la fine del millennio scorso la famiglia Zoboli si è resa conto che la vicinanza alla città di Reggio Emilia rendeva insostenibile continuare a puntare solo sui grandi numeri e sull'allevamento intensivo.
All'inizio degli anni 2000, l'azienda ha intrapreso un percorso di cambiamento radicale, riducendo drasticamente il numero di capi allevati e puntando sulla multifunzionalità: agriturismo, piscina, sale meeting e vendita diretta. Oggi l'azienda opera interamente in regime biologico, coltivando cereali, erba medica e vigneti, trasformando direttamente i prodotti per venderli al pubblico. Secondo Zoboli, questo passaggio richiede una mentalità diversa: non basta più "saper produrre", ma bisogna sapersi relazionare con le persone, ascoltare le loro esigenze e trasformare l'azienda in base a ciò che il pubblico cerca.
Convivenza necessaria tra produzione di massa e nicchie di qualità
Uno dei concetti fondamentali espressi da Zoboli è l'esistenza attuale di due tipologie distinte di agricoltura, che devono coesistere senza antagonismi.
Da un lato c'è l'agricoltura convenzionale, che punta sulla quantità per produrre cibo a basso costo, necessario per chi ha una ridotta capacità di spesa. Dall'altro c'è l'agricoltura di qualità, sana e rispettosa dell'ambiente, rivolta a chi sceglie di mangiare in modo consapevole per la propria salute e per l'ecosistema. Zoboli sottolinea che non si tratta di un discorso discriminatorio: la richiesta di cibo economico è reale, e chi fa agricoltura intensiva ha le sue ragioni, dovendo competere con mercati esteri spesso meno regolamentati. Tuttavia, per un'azienda situata in un'area fortemente urbanizzata come la sua, la strada della qualità e del servizio al cittadino si è rivelata vincente e più sostenibile.
Opportunità di sviluppo e timori burocratici
Zoboli vive e lavora in una zona che funge da cerniera tra la città e la campagna, avendo esperienza diretta dell'area protetta del torrente Rodano. La sua visione su parchi e aree protette è pragmatica.
Per le aziende che scelgono la multifunzionalità (agriturismo, vendita diretta), trovarsi in un'area protetta è una grande opportunità: migliora l'ambiente e attira cittadini in cerca di benessere. Zoboli rassicura anche i colleghi più tradizionalisti che temono l'istituzione di aree protette: le normative attuali (sugli spandimenti, sul benessere animale, sulla PAC) sono già molto rigorose e un'area protetta non deve aggiungere ulteriori divieti che impediscano di lavorare, ma piuttosto tutelare anche l'agricoltore. L'importante, sostiene Zoboli, è che l'agricoltore resti protagonista e che l'apertura al pubblico non significhi un'invasione indebita nella gestione aziendale.
Le sfide ambientali quotidiane
Il rapporto con le risorse naturali e la fauna selvatica è un tema caldo per chi lavora la terra.
Sui corsi d'acqua, Zoboli è netto: "non c'è più acqua". I fiumi sono spesso in secca e quel poco che scorre va tutelato e mantenuto pulito, poiché "dove c'è acqua c'è vita". I corsi d'acqua, come dimostra l'esempio del parco del Crostolo, possono diventare corridoi ecologici e luoghi di fruizione preziosi per la comunità.
Trovandosi in una zona di ripopolamento dove non si può cacciare, l'azienda vede una grande presenza di animali: caprioli, fagiani, ma anche specie problematiche come le nutrie e, soprattutto, i cinghiali. La proliferazione dei cinghiali rappresenta un rischio serio sia per i danni alle coltivazioni (campi arati dagli animali dopo la semina) sia per il pericolo sanitario della Peste Suina Africana, che minaccia gli allevamenti di maiali. Per questo motivo, pur non amando personalmente la caccia, Zoboli riconosce la necessità del ruolo dei cacciatori per il controllo numerico della fauna dannosa, purché agiscano con rispetto e consapevolezza, specialmente in zone frequentate da turisti e residenti.
Un beneficio condiviso
In definitiva, la visione di Paolo Zoboli guarda al benessere collettivo. Vivere e lavorare in un'area protetta o ben gestita migliora la qualità della vita non solo per l'agricoltore, ma per tutti i residenti, specialmente in una zona inquinata come la Pianura Padana. Che si faccia agricoltura intensiva o biologica, l'obiettivo comune dovrebbe essere operare correttamente e con trasparenza. La diversificazione e la cura del paesaggio sono strumenti per garantire un futuro alle aziende agricole e offrire ai cittadini spazi di respiro e salute.
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