Una visione d'insieme per comprendere il territorio, la qualità delle acque e le opportunità del Paesaggio Protetto
Fernanda Moroni opera presso l'Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po, un ente pubblico vigilato dal Ministero dell'Ambiente. Questo ente non guarda ai confini amministrativi regionali, ma lavora su scala "distrettuale", occupandosi della difesa del suolo, della tutela delle acque e della gestione delle risorse idriche. Il distretto è vastissimo: include non solo il bacino del Po e dei suoi affluenti come il Secchia, ma anche altri bacini che sfociano nell'Adriatico, coprendo un territorio che coinvolge otto regioni, la provincia autonoma di Trento e persino aree internazionali. Il compito principale è pianificare strategie a lungo termine per garantire il territorio anche alle generazioni future, seguendo le direttive europee su acque e alluvioni.
Consapevolezza dei rischi senza allarmismi
Il nostro territorio sta vivendo un momento di forte incertezza. Il distretto del Po, e quindi anche il bacino del Secchia, viene definito un "hotspot" dei cambiamenti climatici, ovvero una delle aree più vulnerabili e fragili. Questa fragilità si manifesta con eventi estremi opposti: da un lato la siccità e la mancanza d'acqua, dall'altro le alluvioni e le frane.
Non bisogna farsi prendere dalla paura, ma è necessario aumentare la consapevolezza dei rischi futuri. Essere consapevoli significa assumersi la responsabilità di adottare misure preventive per limitare i danni alle persone e alle cose. La proposta di istituire un Paesaggio Protetto per il fiume Secchia rappresenta un'opportunità fondamentale proprio per creare sedi di confronto e aumentare questa consapevolezza tra i cittadini.
Obiettivi europei e la realtà del fiume Secchia
Un tema centrale è la qualità dell'acqua, che non è solo una questione normativa, ma riguarda la salute dei cittadini e la biodiversità. Le direttive europee impongono il raggiungimento dello "stato buono" delle acque, un limite fissato per garantire che l'ambiente naturale possa convivere in equilibrio con le esigenze economiche e sociali. La scadenza per raggiungere questo obiettivo è fissata al 2027.
Purtroppo, la situazione attuale del bacino del Secchia non è ottimale. Dai dati più recenti emerge che, su 43 corpi idrici monitorati, solamente 10 sono in stato "buono", 21 sono "sufficienti" e ben 12 sono in stato "scarso". Ci sono ancora problemi legati alla depurazione, alla presenza di nitrati derivanti dal settore agricolo e alle alterazioni causate dalle opere di difesa idraulica. L'acqua e la biodiversità sono strettamente interconnesse: non ci può essere buona qualità delle acque senza la conservazione della biodiversità.
Nuove competenze per nuovi problemi
Per affrontare problemi complessi come il cambiamento climatico e l'inquinamento, non possiamo continuare a lavorare come si faceva in passato. Le vecchie soluzioni, le cosiddette "infrastrutture grigie" (cemento e canalizzazioni rigide), in alcuni casi sono risultate efficaci, ma in altri si sono rivelate le più critiche e meno efficaci nel garantire la sicurezza a lungo termine.
La priorità oggi è investire nelle Nature-Based Solutions (soluzioni basate sulla natura) o infrastrutture verdi. Si tratta di interventi che svolgono più funzioni contemporaneamente: mitigano il rischio idraulico (dando più spazio ai fiumi), migliorano la qualità dell'acqua e contrastano la perdita di biodiversità. Queste soluzioni sono più flessibili e resilienti rispetto agli eventi estremi. Tuttavia, progettarle richiede un cambiamento culturale: non basta più il solo ingegnere idraulico, servono team multidisciplinari con agronomi, ecologi, geologi, architetti ed esperti forestali.
Un'alleanza strategica per la gestione del territorio
Spesso si pensa che la tutela dell'ambiente sia un ostacolo per l'agricoltura, ma questa narrazione va contrastata: il settore agricolo è strategico per raggiungere gli obiettivi ambientali. Le soluzioni verdi, infatti, non devono solo essere costruite, ma hanno bisogno di essere gestite e mantenute nel tempo. Chi meglio degli agricoltori può farlo?
È necessario stringere una nuova alleanza con il mondo agricolo, riconoscendo agli imprenditori agricoli un ruolo non solo nella produzione di cibo, ma anche nella manutenzione del territorio e del paesaggio. Questo nuovo compito deve essere riconosciuto anche economicamente, ridistribuendo il valore all'interno della filiera agroalimentare. Si tratta di cercare soluzioni "win-win" (vincenti per tutti), dove una migliore gestione del rischio idraulico e ambientale porta anche a un incremento o a un sostegno del reddito agricolo, in particolare per le piccole e medie aziende.
Il valore della proposta del Paesaggio Protetto
Uno dei principali punti di debolezza attuali è la frammentazione: spesso gli enti pubblici e i soggetti privati non collaborano abbastanza tra loro. Questa mancanza di sinergia, unita alla carenza di risorse finanziarie e di competenze specifiche, ostacola l'efficacia degli interventi.
L'istituzione del Paesaggio Protetto del fiume Secchia è vista positivamente perché è coerente con gli strumenti di pianificazione distrettuale e promuove quella visione d'insieme necessaria per superare i confini locali e risolvere le questioni complesse che lo riguardano. È uno strumento che può favorire la collaborazione tra pubblico e privato, aiutando le istituzioni a tenere conto dei fabbisogni dei cittadini e permettendo ai cittadini stessi di agire responsabilmente. Solo operando in stretta sinergia sarà possibile affrontare le sfide planetarie che riguardano questo fiume e il distretto a cui appartiene.
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