Andrea Agapito (WWF) - Un fiume da ripensare

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28/12/2025 09:30   0 Commenti 0 Sostegni

Andrea Agapito Ludovici è un biologo del WWF impegnato nella conservazione delle acque dolci e delle zone umide, nella difesa del suolo e nei progetti di rinaturazione. 

La sua testimonianza invita a ripensare il nostro rapporto con il fiume, reso fragile dai cambiamenti climatici e dall’eccessiva canalizzazione. Poiché la sicurezza idraulica assoluta non esiste, propone di puntare sulla mitigazione del rischio, ripristinando servizi ecosistemici e lavorando con comunità locali e stakeholder per una gestione più sostenibile dei corsi d’acqua. Obiettivo: ridurre la vulnerabilità e aumentare la resilienza del bacino fluviale.


1. La necessità di un nuovo rapporto con i fiumi

Nella storia recente, i corsi d'acqua sono stati spesso trattati come ambienti separati dal territorio circostante. I fiumi sono stati sfruttati intensamente, canalizzati e costretti in spazi sempre più ristretti. Questo approccio ha generato una significativa vulnerabilità del territorio.

I cambiamenti climatici stanno esacerbando le conseguenze di tale sfruttamento attraverso l'intensificazione di eventi estremi, come le recenti calamità in Emilia-Romagna. Tali eventi estremi stanno mettendo a dura prova l'intero reticolo idrografico, dimostrando che gli spazi limitati in cui i fiumi sono stati confinati non sono più idonei. È fondamentale che tutti riflettano su cosa ci si aspetta da un fiume e su come dovrebbe evolvere la nostra relazione con esso in futuro.

2. Mitigazione del rischio VS sicurezza idraulica

Il concetto di "sicurezza idraulica" è fuorviante, poiché la sicurezza assoluta non esiste; il rischio esisterà sempre. 

L'obiettivo deve essere quello di mitigare il rischio e saperlo gestire.

Le opere idrauliche, come gli argini del Po o del Secchia, sono costruite per resistere a piene che hanno un tempo di ritorno specifico, tipicamente bicentennale (eventi che statisticamente si verificano ogni 200 anni). Tuttavia, se si verifica un evento eccezionale e più raro (ad esempio, con un tempo di ritorno di 1000 anni), l'acqua uscirà e causerà devastazioni. Dal momento che non è possibile realizzare difese (come argini alti 50 metri) per ogni scenario estremo, per ragioni economiche e strutturali, si deve accettare che la sicurezza è solo relativa alle condizioni che si riescono a mitigare. In questi casi sono indispensabili piani di protezione civile per salvaguardare la vita delle persone e più beni possibili.

In regioni come l'Emilia-Romagna, la "pulizia" dei fiumi, se condotta in modo devastante come spesso denunciato dal WWF, serve a poco e spesso contribuisce ad aumentare il rischio.

Molti fiumi che giungono al mare sono pensili (più alti della campagna circostante). Se un argine si rompe, l'acqua inonda la campagna e non riesce più a rientrare nel letto del fiume, a causa dell'altezza dell'argine, finendo per impaludarsi nelle aree dove storicamente sorgevano zone umide; per evitare queste situazioni è necessario un approccio che tenga conto di tutto il bacino fliuviale affinchè nelle porzioni più a rischio il fiume possa defluire senza far danni.

3. Rinaturazione e ripristino dei servizi ecosistemici

Il termine rinaturazione si riferisce a un insieme di azioni volte a ripristinare i processi ecologici e naturali di un corso d'acqua. Non è sempre necessario, né spesso possibile, riportare il territorio alle condizioni iniziali, ma l'obiettivo primario è riattivare funzioni ecologiche cruciali, in particolare il ripristino dei servizi ecosistemici.

I servizi ecosistemici fondamentali che devono essere recuperati lungo i corsi d'acqua includono:

  • Autodepurazione: un corso d'acqua in buone condizioni ha un'enorme capacità di autodepurazione e può assorbire inquinanti come nutrienti (N e P). Se il fiume viene canalizzato o se si rimuovono completamente la vegetazione acquatica o le fasce vegetazionali lungo il suo corso, questa importante funzione ecologica viene meno.
  • Protezione e ricarica delle falde: la presenza di una ricca vegetazione ripariale è cruciale. Essa protegge le sponde, trattiene i sedimenti anche durante le alluvioni e favorisce la ricarica delle falde acquifere.
  • Funzione di spugna : la fascia fluviale, racchiusa spesso in golene delimitate da argini maestri, è caratterizzata da zone umide (lanche e rami secondari) e boschi ripariali che hanno un'importante funzione di "spugna". Con eccesso di acqua (piena del fiume), queste aree la trattengono, favorendo anche la ricarica delle falde; quando l'acqua scarseggia (periodi siccitosi), la rilasciano lentamente, contribuendo a ridurre i picchi estremi di siccità o di piene.

Recuperare questi servizi ecosistemici è fondamentale per ridurre la vulnerabilità territoriale, mitigare il rischio idrogeologico e garantire che i fiumi siano luoghi più sicuri e "vivi" per la biodiversità e per le persone che vi abitano.

4. La rete ecologica e le barriere fluviali

La rete ecologica è stata concepita per cercare di ovviare ai problemi di conservazione creati dall'antropizzazione del territorio, in particolare la frammentazione e l'isolamento degli habitat. Essa mira a rimettere in connessione le aree di biodiversità attraverso corridoi, per garantire l'interconnessione genetica delle popolazioni e prevenire l'isolamento delle specie.

I fiumi sono corridoi naturali dinamici che facilitano la connessione longitudinale (da monte a valle). 

I fiumi sono naturali corridoi ecologici dove però la continuità ecologica è ridotta a causa delle barriere artificiali: dighe, briglie e traverse, che spesso sono obsoleti e non hanno più utilità, impedendo il movimento delle specie ittiche migratrici e alterando il trasporto solido. La Strategia Europea per la Biodiversità impone il recupero a scorrimento libero di almeno 25.000 km di fiumi in Europa entro il 2030, vista l’estensione del nostro Paese dovremmo contribuire con 1000-1500 km di fiumi ripristinati.

I fiumi possono essere anche corridoi per specie aliene (vegetali e animali). Interventi di manutenzione della vegetazione autoctona, possono involontariamente facilitare l'insediamento di specie invasive (come Amorfa frutticosa, Reynoutria japonica o Sycos angulatus). Queste specie possono a loro volta creare problemi, ad esempio, compromettendo la stabilità delle sponde poiché non possiedono le stesse caratteristiche meccaniche di trattenimento delle radici di specie autoctone come i salici.

Nelle acque dolci della Pianura Padana, come peraltro in gran parte degli ambienti acquadulcicoli, è in corso una progressiva ed inesorabile perdita di specie autoctone. Più del 60-70% dei pesci presenti nelle nostre acque dolci appartiene a specie aliene, spesso reintrodotte in modo maldestro e praticamente tutte le specie autoctone (forse a parte il Cavedano) sono a rischio.

5. Il Paesaggio protetto: le opportunità per il fiume Secchia

L'avvio di un progetto di paesaggio protetto per il Secchia può offrire diverse opportunità importanti, a condizione che il percorso sia ben gestito, partecipativo e orientato al raggiungimento di obiettivi chiari funzionali all’applicazione della Direttiva Quadro Acque, della Direttiva Alluvioni, della Direttiva Habitat e della Strategia Europea per la biodiversità.

Un confronto costruttivo e un percorso condiviso. L'istituzione di un paesaggio protetto rappresenta l'occasione per avviare un confronto con tutti gli attori territoriali, inclusi agricoltori, cavatori, fruitori, uffici regionali e enti per trovare soluzioni che siano adeguate al territorio e che garantiscano l’adattamento al cambiamento climatico, la sostenibilità ambientale ed economica per le comunità che vivono il fiume.

Finanziamenti e risorse. Un progetto di questo genere può diventare un'opportunità per trovare finanziamenti nuovi e diversificati. È importante, ad esempio, avvalersi di tecnici facilitatori (come agronomi o forestali) che possano dialogare direttamente con gli agricoltori, gli enti locali, le associazioni per aiutarli a promuovere interventi accedendo a fondi complementari, come quelli del Programma di Sviluppo Rurale, per ripristinare zone umide o creare fasce boscate tampone.

Integrazione di soluzioni produttive e ambientali. È possibile lavorare con gli agricoltori per trovare soluzioni produttive alternative che mantengano il loro reddito e, allo stesso tempo, migliorino l'ambiente. Un esempio specifico per il Secchia e altri fiumi padani è la sostituzione dei pioppeti con impianti di arboricoltura mista che utilizzino specie anche autoctone. Tali impianti hanno un valore produttivo, migliorano la tutela del suolo e arricchiscono la biodiversità, attraverso tagli selettivi evitando i periodici tagli rasi come negli impianti a pioppo.

Creazione di un luogo "Vivo". L'opportunità più ampia è quella di contribuire a un cambio di rotta culturale per far sì che il fiume diventi un luogo "vivo" in tutti i sensi, non solo per la biodiversità, ma anche per le persone che vi abitano e per renderlo un posto bello da vivere e da fruire. Un'area protetta può essere quindi un’opportunità per il territorio soprattutto per favorire azioni di adattamento al cambiamento climatico, attraverso Nature Based Solutions e usi sostenibili dell’ambiente.


Per approfondire

  • Lo stato dei fiumi in Italia. Questo video del 28 settembre 2000 (pubblicato da "Il Sole 24 ORE") riporta la denuncia del WWF Italia in occasione del World Rivers Day, celebrato la quarta domenica di settembre di ogni anno. L'organizzazione ambientalista evidenzia che solo il 40% dei fiumi italiani è in buono stato ecologico, non rispettando la direttiva quadro acque europea. Il WWF critica l'attacco legalizzato e diffuso ai corsi d'acqua, , sottolineando che le regioni continuano ad autorizzare il taglio indiscriminato della vegetazione ripariale. Tali azioni sono in contrasto con le direttive europee e la strategia sulla biodiversità per il 2030 dell'Unione Europea, che invece incoraggiano il ripristino degli ecosistemi d'acqua dolce.
  • La gestione fluviale in Emilia-Romagna. In questo video del 18 maggio 2023, Andrea Agapito Ludovici, responsabile acque e Oasi del WWF, presenta un quadro della gestione dei corsi d'acqua in Emilia Romagna alla luce di recenti eventi alluvionali. L'esperto discute un rapporto del WWF del 2019/2020 che denunciava la manutenzione scorretta e non conveniente dei fiumi e dei torrenti, spesso eseguita da privati che aumentavano il rischio idraulico. Si sottolinea che il problema non è solo la manutenzione, ma anche la vulnerabilità del territorio causata dalla canalizzazione, dalla riduzione degli spazi di esondazione naturale e dal continuo consumo di suolo anche in aree a rischio idrogeologico. Ludovici caldeggia un cambio totale di approccio, proponendo la rinaturazione dei fiumi e una gestione unica e a lungo termine delle risorse idriche.

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