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Il testo raccoglie il punto di vista dei rappresentanti degli Ambiti Territoriali di Caccia (ATC) di Modena e Reggio Emilia:
I rappresentanti degli Ambiti Territoriali di Caccia (ATC) di Modena e Reggio Emilia hanno espresso una serie di perplessità riguardo alla creazione di un nuovo “Paesaggio” lungo la fascia fluviale del fiume Secchia. Gli ATC si presentano non solo come rappresentanti di chi esercita l’attività venatoria ma come soggetti di volontariato attivo nella gestione ambientale e nella tutela della sicurezza pubblica.
La preoccupazione primaria degli ATC è relativa all'assetto idrogeologico. I rappresentanti sottolineano che in queste zone di pianura i fiumi sono "pensili": il letto del fiume scorre a un livello più alto rispetto alle case, alle strade e ai campi. I cittadini vivono letteralmente con il fiume "sulle teste" e bastano due giorni di pioggia per far scattare le allerte e la chiusura dei ponti. In questo contesto fragile, gli argini sono costantemente minacciati da animali fossori (nutrie, tassi, istrici e volpi) che scavano tane profonde, provocando cedimenti strutturali. Il timore è che un progetto di rinaturalizzazione possa ostacolare la manutenzione o nascondere queste criticità, aumentando il rischio di alluvioni in un territorio già duramente colpito in passato.
I rappresentanti degli ATC tengono a smontare lo stereotipo del cacciatore "assetato di sangue". Gli ATC si definiscono organizzazioni di volontari che operano gratuitamente per la collettività, spesso in stretta collaborazione con la Polizia Provinciale e la Protezione Civile. Sono loro che monitorano gli argini dopo lo sfalcio dell'erba per individuare le tane pericolose e valutarne la profondità. Inoltre, svolgono un ruolo sanitario fondamentale: monitorano le malattie della fauna (come la peste suina o l’infezione da West Nile Virus trasmessa dagli uccelli) e consegnano i campioni all'AUSL per prevenire epidemie. Senza la loro presenza capillare, verrebbe meno l'unico organismo in grado di gestire queste emergenze a costo zero per i cittadini.
L'idea di creare corridoi ecologici è affascinante, ma gli ATC avvertono: i fiumi sono già corridoi naturali che hanno permesso a specie come cinghiali e lupi di scendere dalla montagna alla pianura. Se il nuovo Paesaggio diventerà un'area "rinaturalizzata" senza gestione, si trasformerà in un "serbatoio", una zona rifugio, dove gli animali prolificano indisturbati per poi spostarsi di decine di chilometri per nutrirsi. C'è poi il paradosso della gestione delle specie protette (come tassi o istrici): oggi vengono catturati vivi dagli ATC e trasportati in montagna, ma spesso questi animali, seguendo i corridoi fluviali, ritornano in pianura, creando un ciclo continuo di danni e interventi che richiede una gestione costante, non un abbandono alla natura selvaggia.
La rinaturalizzazione rischia di favorire in modo esplosivo alcune specie di uccelli che causano danni ingenti all'agricoltura locale. Gli ATC citano casi specifici:
Se i cacciatori non potranno intervenire nelle aree del parco, i danni aumenteranno esponenzialmente e i costi dei risarcimenti ricadranno interamente sulla Regione, e quindi sui cittadini.
Un focus specifico è dedicato alla pesca. I rappresentanti degli ATC denunciano una situazione drammatica: nei fiumi Secchia e Panaro "non c'è più un pesce", specialmente quelli autoctoni che un tempo erano l'orgoglio locale. I fiumi sono puliti, ma biologicamente poveri a causa dell'invasione di specie predatrici come i cormorani. Questi uccelli, che si spostano anche di 20-30 km al giorno, hanno svuotato i corsi d'acqua e utilizzano le zone rinaturalizzate e i pioppeti lungo il fiume come dormitori e siti di riproduzione. Creare nuove zone umide senza controllo significherebbe favorire ulteriormente questa specie a discapito della biodiversità acquatica originale.
La realizzazione di infrastrutture ricreative (come le piste ciclabili) porta con sé vincoli di legge rigidi: non si può sparare né effettuare piani di controllo entro una fascia di rispetto (si parla di 500 metri). Se si dovessero introdurre questi vincoli, i cacciatori (che sono anche agricoltori e conoscitori del territorio) verranno di fatto espulsi. La domanda posta dagli ATC è: "chi farà il controllo se noi non possiamo entrare?". La Polizia Provinciale non ha i numeri per coprire questo servizio. Il rischio è creare zone off-limits dove la fauna nociva prolifera fuori controllo.
Infine, c'è un forte scetticismo sulla sostenibilità futura del progetto. Viene citato l'esempio negativo della cassa di espansione di Rio Saliceto: un'opera idraulica realizzata e poi abbandonata, oggi talmente invasa da arbusti e vegetazione da non essere più in grado di accogliere l'acqua in caso di piena. Gli ATC chiedono di avere garanzie sui finanziamenti per la manutenzione negli anni a venire. La natura non curata diventa una giungla pericolosa e inutile idraulicamente. Gli ATC desiderano essere coinvolti non solo come consultati, ma nella scrittura delle regole di gestione, per garantire che l'area del Paesaggio rimanga sicuro e fruibile nel tempo.
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